Realtà virtuale vs Realtà simulata

La prendo un po’ alla larga, ma prima o poi vedrete che arrivo al punto :-) .

Sembrano ossimori le parole del titolo del post, ma mai come ora siamo nell’epoca in cui queste due parole sembrano esistere solo se una accanto all’altra, come se insieme avessero creato un nuovo unico significato, come se l’una non potesse fare a meno dell’altra per esistere.

Se pare ovvio che il virtuale ha necessità del reale per esistere almeno in partenza, ora però è diventato altrettanto vero che nel parlare e pensare comune, il reale stesso non esiste più di per sè se non accompagnato dal suo virtuale.

Questa la definizione che ne da Wikipedia:

Realtà virtuale (in inglese virtual reality, abbreviato VR) è il termine utilizzato per indicare una realtà simulata.

Anche se, a livello teorico, la realtà virtuale potrebbe essere costituita attraverso un sistema totalmente immersivo in cui tutti i sensi umani possono essere utilizzati (più specificamente realtà virtuale immersiva o RVI), attualmente il termine è applicato solitamente a qualsiasi tipo di simulazione virtuale creata attraverso l’uso del computer, dai videogiochi che vengono visualizzati su un normale schermo, alle applicazioni che richiedono l’uso degli appositi guanti muniti di sensori (wired gloves) ed infine al World Wide Web.

La realtà virtuale, per sua stessa definizione, simula la realtà effettiva. In pratica però, per problemi tecnologici (tra cui la limitata capacità di calcolo degli attuali sistemi informatici) non è ancora stato raggiunto un livello di realismo così elevato da rendere indistinguibile l’ambiente simulato da quello reale. La quasi totalità di questi ambienti virtuali rimangono prevalentemente esperienze visive e sonore.

Quindi creare una realtà virtuale significa simulare , ovvero creare un parallelo una simil-realtà e verrebbe da chiedermi, se esiste già una realtà perchè crearne un’altra simile con gli stessi presupposti e schemi? Perchè riprodurre un mondo WWW nel quale riversare le proprie energie  ed aspettative emotive se già ne esiste uno nel quale siamo dentro mani e piedi dalla nascita?

E’ questo il motivo per cui realtà e virtuale sono due concetti tanto legati l’uno all’altro? Cioè percepiamo il reale, o quantomeno il nostro reale, come qualcosa che non ci è possibile cambiare secondo i nostri desideri e secondo le nostre esigenze, sul quale abbiamo così poca influenza da volerne riprodurre un altro molto simile ma a noi più favorevole? Oppure è lo sforzo e l’impegno che ci richiede una vita reale che vogliamo scansare, alleggerendo le responsabilità che si posano sulle nostre spalle mentre cresciamo o le amarezze che sprofondano nel nostro cuore, a farci pensare che in una simulazione si possano evitare fatiche e dolori e si possa trattenere solo il bello, il piacevole, la leggerezza del vivere senza darne conto?

Come strafogarsi di dolci e non rischiare mai di cariarsi i denti o mettere su ciccia? Come cadere dal decimo piano e rialzarsi sorridenti senza nemmeno essersi spettinati?

Il fatto è io credo, che una realtà virtuale reale, cioè che possa sostituirsi a quella reale o essere equivalente, essere sullo stesso piano di quella vera, non potrà mai esistere se i chi la desidera e crea continua ad essere una persona vera. Per me la realtà esiste in quanto esistono dei soggetti che la vivono e in buona sostanza la formano con le loro relazioni ed azioni. Una realtà virtuale potrà essere vera solo se chi la popola a sua volta sarà virtuale, una specie di simulazione di essere vivente e non una persona vera.

Una persona vera ha la coscienza che esiste una reale e una sua simulazione, se così è, allora esiste ancora una distanza fra reale e virtuale.

Il problema a parer mio semmai è che le persone smettono di vivere nel reale, per preferire uno spazio altro, fatto di simulazioni. Simulazioni di azioni, di impressioni, di relazioni, di emozioni di pensieri e di sentimenti.

Per questo credo che ormai l’annosa discussione sull’ambiente e sistema chat sia sterile e sia fatta con una buona dose di ipocrisia.

La chat è uno spazio fittizio, fatto di persone finte che si nascondo e mentono, o solo un semplice mezzo di comunicazione moderno da non demonizzare?

Secondo la mia esperienza e per quello che posso aver capito io, è sia l’uno che l’altro. E’ un mezzo tecnico informatico utilizzato soprattutto per comunicare, ma è anche uno spazio a sè. Ed è uno spazio di iterazione e relazioni umane che dona a chi vi entra e partecipa una grande responsabilità, per come la penso io, maggiore di quella creata negli spazi della realtà, come la famiglia, il lavoro ecc…

Come gestire poi questa responsabilità dipende totalmente dalle singole persone e dal loro mondo reale, cioè dalle loro esperienze vere, dai loro veri legami, dalle loro vere aspettative e delusioni o disillusioni.

La caratteristica principale della chat è di essere ambivalente per ogni suo aspetto, ovvero può annullare completamente le distanze più grandi tra le persone oppure può alzare un muro insormontabile. Purtroppo le distanze spazio temporali ma anche quelle emotivo affettive possono essere improvvisamente intensificate alzate di tono e altrettanto velocemente possono essere annullate, negate, basta terminare la simulazione, basta che una delle parti in iterazione la cancelli con un click per non essere mai stata, cancellata nel tempo nello spazio senza avere più posto nemmeno nei ricordi della vita reale di una persona, senza dolore, senza pentimento, senza ragione o giudizio.

Solo un bit di un computer. Solo un mezzo. Solo una simulazione.

Jean Baudrillard scrive in L’Agonia del potere:

Abbiamo divorato la nostra stessa immagine, la nostra stessa verità e la nostra stessa realtà.

Avendola divorata, ci ritroviamo in una situazione di realtà integrata, di realtà integrale, senza distanza e senza trascendenza, in una completa promiscuità con noi stessi.

Questo è ciò che oggi definiamo individuo, colui che non si divide più – risultato di questa collusione, di questo colalge con se stesso che fa sì che disponga integralmente di sè, ma senza più sapere chi è.

Con Internet, le persone si immergono nel proprio cervello, di fatto lo divorano, lo digeriscono e l’operazione mentale diventa un’operazione interattiva.

Niente più separazione, nè vuoto, nè assenza: entriamo nello schermo, nell’immagine virtuale, senza ostacoli. Entriamo nella nostra propria vita come in uno schermo. Configuriamo la nostra vita come una combinazione digitale.

 

Bene il discorso è decisamente più ampio di quanto non l’abbia esposto io, ma il rapporto con le realtà virtuali e la loro gestione nei diversi ambiti dell’uomo è ormai un tema all’ordine del giorno. Io credo solo che l’essere umano venga un po’ messo alla prova (anche se molto probabilmente non se ne accorge) dalla virtualità e dai nuovi mezzi di interazione, e per questo credo che le sue qualità e le sue pecche possano venirne accentuate e/o nascoste a seconda dei casi.

Diciamo che per una volta mi sono ritagliata un angolo di riflessione più personale del solito :-) spero di non aver ammorbato i miei già esigui (ma affecionadissimi!) lettori.

 

 


2 Risposte to “Realtà virtuale vs Realtà simulata”

  • seimei14

    Probabilmente sarò ripetitivo e scontato.
    Abbiamo già affrontato questo tema direttamente o indirettamente molte volte negli ultimi tempi.
    Il mondo virtuale è nato proprio come strumento di condivisione per far fronte a una necessità sempre maggiore di comunicazione e interazione su ampissima scala.
    Come tale ( strumento intendo ) non ha altro scopo se non quello che ognuno di noi sceglie di dargli nel momento in cui decide di farne un determinato uso, piuttosto che un altro.
    Credo che la virtualità di questi tempi, spudorata per certi versi, con le migliaia di vie che ti permette di percorrere, si sia in qualche modo scontrata e sposata in molti casi, con le necessità e con le frustrazioni della vita di tutti giorni.
    Come dici tu, basta un click per creare un immagine, un personaggio……. farsi a immagine e desiderio pezzi interi di vita. Credo che sia tanto facile in questo contesto creare qualcosa quanto lo sia perdere il controllo.

    Non vedo la virtualità come un demone o come un qualcosa che deteriora l’animo o la natura, la ragione umana. Vedo piuttosto in certi casi un mondo in cui molti proiettano immagini di sè che nel corso di una vita avrebbero voluto, ma non sono mai riusciti a realizzare.
    Un etere………..
    A.

    • gv73

      Ti ringrazio del tuo commento e di aver esposto anche la tua opinione sul mio blog :-)
      E aggiungo: l’importante è che le nostre proiezioni nel webspace non diventino più reali di quello che siamo noi realmente, è giusto sognare e sperare qualcosa di più, credo sia anzi un benefico esercizio mentale e psicologico, ma siamo noi stessi a dover lavorare per diventare i sogni che facciamo, o le persone che vorremmo essere, e non loro a prender forma separatamente da noi per vivere in un mondo parallelo come onde nell’etere, soprattutto se lo scopo è per far credere a qualcuno (ma in fondo a noi stessi) che esistano davvero.

      A presto!
      V.

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