Summertime

Pronti a sfatare un altro luogo comune?
Summertime, ovvero tempo d’estate o l’estate stessa.
Personalmente è verso i tredici anni che mi innamorai completamente persa di George Gershwin. Non ricordo quando e come, ma credo che tutti noi abbiamo nelle orecchie le sonorità dei più grandi musicisti, un po’ perchè vengono riproposte a distanza di decine di anni (d’altra parte tutti conosciamo le maggiori opere di Shakespeare, dunque perchè non le musiche di un Gershwin???), e un po’ grazie a quel magico condensato che è la pubblicità di oggi, che spesso propone grandi musiche di un tempo. Beh fatto sta che in quel periodo ero nel pieno dei musical americani, di Cantando sotto la pioggia, di Un americano a Parigi e così via. Scopro quindi l’ennesima raccolta di cassette sgangherate con l’opera omnia di Gershwin e ne rimango fulminata.
Per me la versione chiamiamola tradizionale di Gershwin era già sufficientemente rockin’ ma poi casualmente ascolto una Summertime diversa, cantata da una certa Janis Joplin, e vado da mio padre e gli dico: “Ho scoperto un nuovo cantante, un certo Janis Joplin, caspita che voce!”. Non avevo nemmeno capito che era una donna, ma pazienza mio padre ci era abituato, avevo fatto la stessa figuraccia con Elton John quando utilizzarono una sua canzone per la sigla di una trasmissione per bambini… :-)
Dunque Summertime viene subito messa nella scatola delle cose che porterei su un isola deserta, ed è con la versione di Janis Joplin che ho la conferma che per me questa canzone è musica nel senso rock, di cui ho già parlato.
Ma cosa hanno in comune una rockettara figlia dei fiori, che fa un rock magari non del più duro, ma direi il più viscerale e “disperato”, ed un cortese compositore dell’America degli anni ’30? L’epoca delle commedie musicali prima di Broadway e poi di Hollywood, zuccherose, di Fred Astair e Ginger Rogers, portatrici almeno all’apparenza dei valori della nuova società moderna americana brillante?
Credo che la chiave stia nella canzone stessa, e nella storia vera di chi l’ha scritta e di chi l’ha cantata.
Chi era George Gershwin, nato nel 1989 a Broadway e morto nel ’37 a Hollywood? Era figlio di ebrei russi immigrati negli USA e si chiamava Jacob Gershowitz. Spesso ci dimentichiamo che prima delle due guerre mondiali dall’URSS si poteva ancora uscire, e che anche da lì la gente veniva in USA per gli stessi motivi per cui lo facevano i popoli di molte altre nazioni: trovare una nuova opportunità. E Gershwin la trovò nella musica e nel mondo dello spettacolo più famoso del mondo.
L’altro elemento in gioco è Summertime. Di che cosa parla questa canzone? E’ un’aria che si trova all’interno di Porgy and Bess, opera composta nel ’35, e non è altro che una ninna-nanna, presumibilmente cantata da una tata di colore al bimbo bianco che deve accudire. E’ una ninna-nanna divenuta canzone spiritual degli afroamericani, così come venivano chiamati gli uomini di colore dopo aver guadagnato la libertà dalla loro schiavitù, ed in Porgy and Bess si narra la storia di un gruppo di afroamericani durante una calda estate degli inizi degli anni ’30 nel sud California. Questa nenia fa da contrappunto a tutta la triste storia ed è stata concepita come una canzone popolare cantata in forma jazz. Ora, quest’opera non fu subito riconsociuta come scritta da Gershwin e contrastante fu a lungo il giudizio su di essa. Il fatto certo è che era un’opera completamente dedicata ai neri, tutti i personaggi lo sono, e non un nero stile buon vecchio zio Tom con la sua capanna, ma si parla di giocatori d’azzardo, di ubriaconi, di donne abbandonate. Chiaro no? Fosse difficile questa cosa da accettare per entrambe le parti, neri e bianchi. Ed era spinosa l’attribuzione di un tale soggetto proprio a Gershwin.
Ma Summertime è un canto disperato di libertà e speranza per il domani, che lega così magicamente i destini di un figlio d’immigrati russi, peraltro così americano nel nostro immaginario collettivo, che ha creato i musical più famosi di Broadway di un’America in pieno splendore, con un gruppo di neri, ex-raccoglitori di cotone ormai urbanizzati ma sempre segregati, che hanno come legame con i loro antenati schiavi solo una ninna-nanna, con una figlia di un ingegnere della Texaco, che muore di overdose d’eroina a 27 anni.
Si dice che Gershwin per Summertime volesse solo cantanti di colore, perchè fosse fermamente convinto che solo una donna di colore potesse interpretarla al meglio, e per questo fu anche tacciato di razzismo. La storia invece testimonia che nel ’68 una bianca, figlia di una famiglia benestante, forse adirittura simbolo del potere americano (il petrolio), ma dalla voce graffiante, ne fa una cover memorabile, restituendole il suo unico vero significato universale: quello di chi sta al limite, di chi vive la propria anima fino a distruggerla, di chi non riesce a stare dentro alle linee e ai contorni precisi, gente da border line così sincera e così difficile da capire e da accettare fino in fondo, di gente che non sembra essere nata al posto giusto.
Questa è per me Summertime, una storia cantata che parte dagli anni ’30 per arrivare fino agli anni ’60, e che forse da qualche parte dura ancora oggi.
Eccoci dunque, buon ascolto a tutti!

Summertime 

(Gershwin/Heyward)

It’s summertime
And the living is easy
Fish are jumping
And the cotton is high
Your daddy is rich
And your mommy’s good looking
So hush pretty baby, don’t you cry

One of these mornings
You’re gonna rise up singing
You’re gonna spread your wings
Take to the sky
But till that morning
There’s just not a thing that can harm you
With daddy and mommy standing by

Nota: vi prego di scusarmi se non sono stata precisa, ma per me che non mi intendo di musica ma l’ascolto e basta non è stato semplice parlare di mostri sacri come Gershwin e Janis Joplin. Anche per quanto riguarda i file musicali non è stata semplice la scelta, per la versione più vicina a Gershwin ho scelto una versione di Ella Fitzgerald e Louis Amstrong, ma l’hanno interpretata veramente in molti. Spero lo stesso di essere riuscita a dare l’idea.


4 Risposte to “Summertime”

  • sabrina

    pazzesco…
    un passetto indietro rispetto a ciò che mi accade…
    ed osservo…noi in cucina…e quel motivetto nella mia testa…e solo ora leggo qua…pazzesco!!
    Sabrina

    • gv73

      ma eccotiiiiii :-)
      effettivamente non mi ricordavo nemmeno più di questa cosa scritta tempo fa, pensavo sarei riuscita a portare avanti questa idea di scrivere della musica che mi piace ma ci vuole tempo e volontà, elementi su cui casco di tanto in tanto :-)
      grazie per l’intervento
      ciaoooo
      V.

      • seimei14

        cos’hanno in comune un orso e Miles Davis?
        apparentemente nulla. eppure non so perchè ma è uno dei pochi compositori che senza parole mi calma l’anima quando non mi sento me stesso. è bello, interessante indagare sul perchè una melodia, un timbro di voce o un testo ci attirino tanto da poter diventare un tutt’uno con il nostro vissuto, a volte. Ma la connessione tra anima e musica è imprescindibile dall’emotività, non si può spiegare. E’ un postulato stabilito solo dalle nostre emozioni. hai mai provato a chiederti perchè canzoni dalla storia tristissima a volte ci mettono carica e viceversa; canzoni allegre e magari spensierate, ci mettono un peso sul cuore?
        quello che amo di certe melodie e che questa discordanza proprio non la posso razionalizzare ma restano comunque una parte di me.
        un bacio.
        A.

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