22/04/2012
Va bene, ho riletto quello che avevo scritto un anno fa circa, come presentazione alle mie fotografie, carino devo dire e tutto sommato ancora valido per me, ma penso proprio di dover aggiungere una nota un po’ più realistica della questione. Non sono una fotografa nè nel senso professionale del termine nè nel senso artistico. Sono una persona che fa delle fotografie perchè gli piace e perchè si trova bene quando le fa. Potrei provare le stesse cose giocando a bridge o facendo la raccolta di francobolli o cantando al karaoke ogni sabato pomeriggio, invece io scatto. Dunque non nascondo il fatto che sia un hobby e che nonostante ciò ci tenga molto, molto di più di altre cose nella mia vita che mi prendono molto più tempo e molte più energie.
La sostanza di questo discorso è che questo fa differenza. La differenza fra me un fotografo vero o aspirante tale, io non mi posso permettere di paragonarmi a chi magari per mesi o anni segue un’idea, un progetto fotografando, e per ottenere certi scatti o certi lavori degni di nota, necessariamente bisogna metterci tutto l’impegno e il tempo possibile, mettersi in gioco sul serio, rischiare. Dunque benchè cerchi di darmi arie di chi sceglie i posti per le proprie vacanze per poter costruire anche un percorso fotografico, o benchè cerchi di attrezzarmi il meglio che posso, non è possibile mettere il vestito di fotografo per una o due settimane l’anno, o lo si è e lo si fa, o si rimane appassionati più o meno bravi.
Quindi le foto che vedrete qui sono di una categoria di basso profilo, amatoriale, non per questo mi scarico di dosso critiche sulla tecnica o sulla correttezza o meno dei miei scatti, ma di certo d’ora poi mi sarà più chiara la mia prospettiva; una fotografia dal basso, un volo rasoterra, il cui unico bisogno è quello di rendermi soddisfatta di volta in volta del risultato ottenuto, come una specie di casalinga che cerca la ricetta perfetta della sua ciambella col buco.
02/08/2011
sto ancora pensando all’introduzione
abbiate pazienza
ehm ho visto che qualcuno ha votato come scarsa questa pagina…e un po’ di ragione c’è, ma il fatto è che vorrei partorire qualcosa che abbia senso, se non per il mondo che mi legge
almeno per me; e forse il fatto che non abbia ancora in testa un discorso preciso al riguardo di ciò che io vedo nella fotografia o meglio nella mia fotografia, riflette il fatto che ancora le mie foto non siano poi così belle.
Quindi pazienza, ci vuole tempo, foss’anche che ci arrivi a novantanni a sapere cosa devo scrivere su questa pagina, io aspetto (e detto da una che non sa aspettare affatto è un mezzo miracolo!).
Il tempo per me è un valore, è forse il vero e unico valore. Sta a noi dargli una misura umana o disumana. E non credo sia un caso che per uno scatto ci voglia una piccolissima frazione di unità del tempo, mentre per spiegare lo stesso scatto ci possa volere una vita intera.
Nel frattempo quindi che arrivi su questa pagina la mia idea di fotografia, come è più semplice fare magari, riporterò qui di seguito delle citazioni di altri che per lavoro od intelligenza ci sono arrivati già, citazioni ovviamente che mi piacciono e posso condividere, in modo che almeno da questo collage si possa intuire cosa ne penso a mia volta (sempre che a qualcuno interessi !!! )
Allora partirò dal nome dato alla mia pagina su facebook: Fautographie Serendipty:
http://www.facebook.com/profile.php?id=100002075562813
L’idea ovviamente non è mia
Ho deciso questo nome dopo aver letto il libro di Clément Chéroux L’errore fotografico.
Libro illuminante per una fotografa amatoriale come me, ossessionata dalla perfezione, o meglio dalla mia imperfezione, fin dalla nascita.
Un intero capitolo viene dedicato all’effetto serendipity. Avete presente il famoso vaso di fiori che cade sulla testa di un passante? Sembra fu teorizzato nel 1877 da tale Antoine-Augustin Cournot, che in quanto matematico e filosofo teorizza ed analizza il caso. Un caso che può essere fortunato o no. Un esempio di caso felice sono le caramelle chiamate le betise de Cambrai, a quanto pare frutto di un errore nella lavorazione da parte di un apprendista confettiere, tale Afchain.
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http://bieresetchicons.wordpress.com/2009/04/24/les-betises-de-cambrai/
Ecco una lunga serie di casi fortunati darebbe vita alla serendipty. E’ Horace Walpole ad usare per primo questa parola nel 1754. E così anche il daguerrotipo può essere facilmente paragonato alla caramella, così come molti altri esperimenti scientifici o culinari. Ma naturalmente non basta che una fotografia sia “sbagliata”, o meglio che non segua le regole comuni della fotografia, per essere una bella fotografia. Beh altrimenti credo che (non solo le mie foto) molti dei miei piatti potrebbero essere già diventati famosi più delle caramelle di Cambrai
.
L’autore del libro sostiene che:
“Quel che trasforma un caso banale in un caso fortunato è la capacità di cercare qualcosa e, avendone trovata un’altra differente, di saper riconoscere d’aver trovato qualcosa di più interessante di quel che s’era cercato all’inizio.”
Insomma se l’apprendista confettiere nonostante l’errore non avesse assaggiato i suoi bon bon e non avesse riconosciuto un gusto particolare e buono per il palato, l’errore non si sarebbe tramutato in un successo che delizia ancora oggi i golosi di tutto il mondo.
Picasso diceva: io non cerco, trovo.
In conclusione Chéroux dice che la serendipity risiede in parte nella perspicacia di colui che la produce.
